Poiché il TM è una professione a sé stante che fornisce alle aziende un particolare tipo di servizi, una corretta valutazione dei costi di un progetto rispettando questa peculiarità.

E’ necessario quindi scindere il concetto di temporary manager da quelli di dirigente e di equità interna e non confrontarsi con il costo aziendale equivalente di un manager a tempo indeterminato, bensì con il costo della non soluzione del problema oggetto dell’intervento (specie se protratta nel tempo).

Se comunque, giusto per avere un parametro di riferimento, ci si vuole riferire al manager permanente equivalente:

  • il riferimento va comunque fatto in ottica di full cost, ovvero includendo i costi di un’interruzione del rapporto di lavoro, di formazione e tutti gli eventuali costi accessori legati alla posizione
  • una regola aurea, generalmente condivisa, è che il temporary manager dovrebbe costare almeno il 25-30% in più del costo aziendale del manager a tempo indeterminato corrispondente, quale “premio” per il maggior rischio connesso alla professione e per la necessità di “finanziare” il proprio aggiornamento e la propria formazione.

Il temporary manager opera quasi sempre con una forte incentivazione economica al raggiungimento degli obiettivi: è consigliabile strutturare una parte variabile di tipo “esponenziale”, ovvero particolarmente significativa e fortemente crescente in funzione del raggiungimento di obiettivi decisamente rilevanti.


Possono esistere situazioni particolari per cui i costi del manager sono relativamente bassi: manager già in pensione (che coprono già in parte i loro costi fissi) o che operano attraverso proprie strutture societarie (portando in detrazione i propri costi) o altro: sarebbe sbagliato fissarli come criteri per la scelta del manager.


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